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Le diverse tipologie di liquidazione


Le diverse tipologie di liquidazione –
La liquidazione è la procedura attraverso cui si sancisce la cessazione di un’impresa. Come dice il nome stesso, attraverso la liquidazione si dà avvio alla fase estintiva dell’attività, trasformando il patrimonio in denaro, per saldare i debiti e ripartire l’eventuale residuo tra i soci. Durante questa fase, e fino alla cancellazione dal Registro delle Imprese, la società mantiene personalità giuridica, con annessi diritti e obblighi.

La procedura di liquidazione può essere di tre tipi diversi. Si dice volontaria, se è l’assemblea dei soci a deliberarla, giudiziale se è disposta dall’autorità giudiziaria. Infine, la legge disciplina la liquidazione coatta amministrativa, per tutti quei casi in cui l’azienda versi in stato di insolvenza o gli amministratori abbiano violato disposizioni di pubblico interesse. Tra le cause individuate, anche gravi irregolarità nella gestione o la deviazione dell’ente dal fine istituzionale. In questi casi la liquidazione non avviene da parte di un’autorità giudiziaria, ma da parte di un’autorità amministrativa. Partiamo da quest’ultimo caso.

La liquidazione coatta amministrativa  ( Le diverse tipologie di liquidazione )

Diversamente dalla liquidazione volontaria, nel corso della quale viene tutelato l’interesse dei creditori, nel caso di quella coatta amministrativa, a essere salvaguardato è l’interesse pubblico. Oggetto di questo tipo di procedura sono infatti le banche, le assicurazioni, i consorzi obbligatori, gli enti pubblici e le cooperative.

Proprio perché l’interesse è pubblico, la procedura è affidata a un’autorità amministrativa, e non giudiziaria. L’eventuale intervento del tribunale competente avverrà solo qualora ci fosse un diritto soggettivo leso dagli organi amministrativi. Il presupposto per aprire la procedura di liquidazione coatta è lo stato d’insolvenza tale da ledere l’interesse pubblico e da legittimare l’intervento dell’autorità amministrativa.

La dichiarazione di insolvenza nella liquidazione coatta amministrativa

Lo stato di insolvenza avviene su richiesta di uno o più creditori e accertato dal Tribunale con la dichiarazione di insolvenza, a volte dichiarata dopo l’apertura della procedura di liquidazione coatta. La procedura presuppone l’istanza del commissario liquidatore o del pubblico ministero, così che il commissario liquidatore possa esercitare l’azione di revocatoria fallimentare.

Gli organi competenti nella liquidazione coatta amministrativa

Gli organi deputati sono:

  • L’autorità amministrativa, ovvero l’ente della pubblica amministrazione con il potere di emettere il decreto di liquidazione: il Mise, per le assicurazioni e il ministero del lavoro per le cooperative, per fare due esempi. Spetta a quest’organo il compito di vigilare sul regolare svolgimento del procedimento concorsuale.
  • Al commissario liquidatore spetta l’esecuzione materiale della procedura. Di fatto opera come il curatore fallimentare e veste i panni di pubblico ufficiale. Spettano al commissario liquidatore tutte le operazioni relative alla liquidazione, nel rispetto delle indicazioni dell’autorità amministrativa.
  • Del Comitato di sorveglianza fanno parte dai tre ai cinque componenti scelti normalmente tra i creditori.

Il ruolo del Tribunale nella liquidazione coatta amministrativa

Oltre, come detto, alla dichiarazione dello stato di insolvenza, il Tribunale giudica sulle eventuali opposizioni allo stato passivo e al bilancio finale, oltre che sul rendiconto di gestione. Nel caso sia stato proposto un concordato, il Tribunale si pronuncia su questo. L’impresa che presenti istanza di concordato deve depositare i documenti relativi alla parte di crediti che si intende estinguere, indicare i tempi per l’adempimento delle obbligazioni oggetto del concordato e le garanzie offerte, se presenti. Tra gli altri compiti del Tribunale c’è quello di annullare o risolvere il concordato in presenza di determinati motivi.

L’opposizione alla proposta di concordato nella liquidazione coatta amministrativa

Gli interessati a proporre opposizione dovranno procedere entro trenta giorni, con comunicazione al commissario. Sarà il Tribunale a pronunciarsi sulla richiesta, sentita l’autorità amministrativa. Alla sentenza emessa dal Tribunale si può presentare appello entro quindici giorni. Il mancato adempimento delle obbligazioni previste nel concordato sono causa di risoluzione. Su richiesta delle parti, il Tribunale può annullare il concordato nel caso siano riscontrate delle irregolarità nello stato passivo, o se sia stato occultato parte dell’attivo.

I compiti del commissario liquidatore nella liquidazione coatta amministrativa

Il commissario liquidatore deve comunicare ai creditori l’importo del credito entro trenta giorni dalla nomina, così come risulta dai libri contabili dell’impresa oggetto di liquidazione. La legge fissa a quindici giorni dalla comunicazione il termine per i creditori per far conoscere al commissario eventuali contestazioni. A questo punto, trascorsi novanta giorni dall’apertura della liquidazione, il commissario provvede a formare lo stato passivo, che andrà depositato in Tribunale. Eventuali creditori esclusi possono opporsi dentro quindici giorni. Al Tribunale spetterà l’ultima parola sul ricorso.

Inizia a questo punto la fase di liquidazione dell’attivo da parte del commissario che ha ampia autonomia nelle decisioni di vendita, ferma restando l’autorizzazione dell’autorità amministrativa. E’ previsto anche il parere del comitato di sorveglianza nel caso di vendite immobiliari o di blocco di beni.

Commissario liquidatore e riparto dell’attivo

Prima di ripartire il risultato della liquidazione tra i creditori, il commissario dovrà presentare all’autorità amministrativa, oltre al conto di gestione, il piano di riparto e la relazione del comitato di sorveglianza.

A questo punto l’autorità amministrativa autorizzerà il deposito dei documenti in Tribunale, presso la cancelleria, e liquiderà il compenso al commissario liquidatore. Se entro venti giorni non è stata presentata alcuna opposizione al piano di riparto – e dichiaratosi in merito il tribunale competente-, il commissario liquidatore esegue la ripartizione finale e la procedura può considerarsi chiusa.

Liquidazione volontaria e nomina dei liquidatori

Il primo atto della procedura di liquidazione volontaria è la nomina del liquidatore, o dei liquidatori, da parte dell’assemblea dei soci. Di fatto, si sostituiranno all’organo di amministrazione. Con la riforma del diritto societario, il liquidatore ha assunto un ruolo molto incisivo, assumendo su di sé molti importanti poteri e responsabilità.

La nomina dei liquidatori da parte dell’assemblea dei soci

La legge attribuisce ai soci il compito di nominare i liquidatori e definire chiaramente i poteri, circoscrivendone peraltro l’ambito d’azione. È previsto infatti che sia l’assemblea a strutturare l’organo deputato alla liquidazione, tanto nei poteri di rappresentanza sostanziale che procedurale. All’assemblea spetta poi il compito di definire la durata dell’incarico e il compenso del liquidatore e dei liquidatori. La definizione di poteri e responsabilità dell’organo deputato alla liquidazione sono sintetizzati nei tre articoli del Codice Civile, dal 2489 al 2491.

 

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