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La liquidazione volontaria

La liquidazione ordinaria, o volontaria, inizia nel momento in cui si verifica una causa di scioglimento dell’impresa. È una fase del ciclo di vita della stessa e termina in due precise condizioni: o con la revoca della liquidazione o con l’estinzione della società. Nel caso si adotti il procedimento previsto dal Codice Civile, l’iter si conclude con la redazione e l’approvazione del bilancio finale di liquidazione da parte dei soci (art. 2492 cc).
Nel corso della liquidazione ordinaria della società, questa cessa la propria attività produttiva, venendo meno la continuità aziendale. Si procede attraverso la conversione del patrimonio in denaro, necessario a estinguere i debiti in corso. In termini più generali possiamo dire che nel corso della liquidazione si definiscono tutti i rapporti giuridici pendenti a partire da una valutazione dell’impresa a valori correnti (cosiddetto going concern). L’eventuale residuo andrà ripartito tra i soci o sarà destinato all’imprenditore come remunerazione per il suo investimento.

La disciplina del Fisco

Questo tipo di procedura non è di natura concorsuale: ci si pone infatti l’obiettivo di definire i rapporti giuridici in corso, soddisfacendo i creditori chirografari e privilegiati che si presentano a esigere quanto loro spettante.
Oltre che dal Codice Civile, la liquidazione ordinaria è disciplinata per tutto ciò che riguarda gli aspetti fiscali dall’art. 182 del Tuir.

Ambiti soggettivi della liquidazione volontaria

Rientrano nella disciplina della liquidazione ordinaria tutte quelle imprese individuali, tutte le società in nome collettivo, le società in accomandita semplice e le società soggette all’Ires (art. 73 del Tuir). Nel caso delle società di capitali, al verificarsi di una delle cause di scioglimento, la procedura di liquidazione è obbligatoria, anche in assenza di attività o passività da liquidare. Diverso il discorso per le società di persone e per le imprese individuali, per le quali la procedura è facoltativa (art. 2275 cc): in questo caso, infatti, l’attività può essere cessata anche senza previo scioglimento. Nel caso delle società di persone, infatti, si ricorre alla procedura di liquidazione nel caso in cui nell’atto costitutivo o nello statuto non siano previste modalità alternative per devolvere il patrimonio sociale. Altra condizione è che i soci siano in disaccordo sulla procedura da seguire. Dal punto di vista della tassazione c’è poi da considerare che la liquidazione da volontaria diventa obbligatoria se i soci di una società di persone scelgono di avvalersi della tassazione separata sui redditi derivanti dal riparto dell’attivo (art. 17 del Tuir).

La fase di scioglimento

La procedura di liquidazione volontaria si divide in tre fasi: lo scioglimento, la liquidazione e l’estinzione.
Partiamo dalle cause di scioglimento previste dal codice civile. Sono diverse e la disciplina dipende dalla forma giuridica della società.

1. Scioglimento della società in nome collettivo. Le Snc possono sciogliersi per decorso del termine, per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità a conseguirlo, per volontà unanime dei soci, per mancanza della pluralità dei soci, se la stessa non si ricostituisce entro sei mesi, per altre cause previste dal contratto sociale e per provvedimento dell’autorità nei casi stabiliti dalla legge o per l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale e della liquidazione controllata (art. 2308 cc).
2. Scioglimento della società in accomandita semplice. Le società in accomandita semplice possono sciogliersi, oltre che per le cause previste per le Snc, anche per mancanza dei soci accomandatari o accomandanti se il socio non venga sostituito entro sei mesi (art. 2323 cc).
3. Scioglimento delle società di capitali. Le società di capitali si sciolgono per decorso del termine, per il conseguimento dell’oggetto sociale o per sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, salvo che l’assemblea deliberi alcune modifiche statutarie. E ancora: per impossibilità di funzionamento o continuata inattività dell’assemblea, per riduzione del capitale al di sotto del minimo legale, per impossibilità di rimborsare il socio o i soci receduti, per deliberazione dell’assemblea, per altre cause previste dall’atto costitutivo o dallo statuto o per l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale e della liquidazione controllata (art. 2484 cc).

L’apertura della liquidazione

Anche la data dell’apertura della procedura di liquidazione dipende dalla forma giuridica della società interessata. Per le imprese individuali, ad esempio, la data di inizio della procedura è quella indicata nella dichiarazione di variazione dati Iva, da presentare all’ufficio competente. Se la comunicazione viene omessa la procedura non si applica. Dunque in questo caso il reddito è determinato seguendo le regole ordinarie. Per le società di persone, enti assimilati e associazioni, il termine decorre invece dalla deliberazione dei soci o degli associati. Infine le regole per le società di capitali: in questo caso si farà riferimento alla data d’iscrizione al registro delle imprese nella dichiarazione degli amministratori, o all’eventuale delibera dell’assemblea dei soci.

La responsabilità degli amministratori

Gli amministratori che non provvedono a depositare al registro delle imprese la dichiarazione che accerta la causa di scioglimento della società rispondono personalmente e in solido per eventuali danni causati alla società, ai soci, ai creditori sociali e a terzi. Il potere di gestire la società resta in capo agli amministratori fino al passaggio di consegne in mano ai liquidatori. Il potere degli amministratore si limita però alla conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio societario. In caso di violazione degli obblighi, rispondono personalmente e solidalmente dei danni causati ai soci, ai creditori sociali e ai terzi. La legge prevede a questo proposito che eventuali atti o omissioni a loro carico che arrechino danni alla società, a soci creditori o terzi comportino la responsabilità personale e solidale degli stessi (art. 2486 cc).

La nomina del liquidatore da parte del tribunale

Se il mancato raggiungimento della maggioranza rende impossibile la nomina del liquidatore, nelle società di capitali, amministratori e sindaci devono richiedere l’intervento del tribunale che accerterà con decreto il verificarsi delle cause di scioglimento. Il decreto andrà poi iscritto al registro delle imprese presso la CCIAA. A questo punto entrano in gioco i liquidatori che prenderanno in consegna i beni e i documenti sociali. Con gli amministratori dovranno poi redigere l’inventario: una fotografia dello stato passivo e attivo del patrimonio sociale. Nessun inventario andrà invece redatto se l’amministratore unico e il liquidatore coincidono.
Una volta conclusasi l’attività produttiva dell’impresa, con la messa in liquidazione della stessa, cessa anche il normale periodo di imposta e ne inizia uno nuovo che sarà soggetto a regole specifiche e terminerà a sua volta con la chiusura della procedura liquidatoria.

 

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