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La crisi nei contesti internazionali

La crisi nei contesti internazionali – Globalizzazione e relazioni sempre più fitte oltre i confini degli stati pongono in risalto il tema della gestione delle crisi di impresa nei contesti internazionali. In particolare è sorta l’esigenza di definire meccanismi di armonizzazione normativa sul piano internazionale e comunitario. Un’esigenza non facile da soddisfare, vista la complessità degli interessi in ballo. Da un lato, infatti, si può constatare l’esistenza del monopolio statale delle procedure di definizione delle crisi. Dall’altro emerge con sempre maggior forza la prospettiva di giungere a modelli armonizzati e uniformi a livello di Unione europea.

L’armonizzazione dei modelli di gestione della crisi di impresa

Il legislatore comunitario è stato posto davanti a una difficile sfida: quella di armonizzare uno dei terreni più refrattari a questo processo, ovvero proprio la gestione della crisi di impresa. Appare difficile individuare un nucleo essenziale comune per definir un punto di equilibrio fra gli interessi che entrano in gioco al momento della crisi di impresa: quelli dell’impresa stessa e quelli della collettività. Ogni ordinamento nazionale, infatti, ha individuato diversi modelli e strumenti di composizione dei suddetti interessi, come il regime delle garanzie e le tutele giuslavoristiche. È proprio sul terreno della tutela dell’ordine pubblico che si gioca la partita più importante del processo di armonizzazione. Ogni Stato, infatti, ha leggi e discipline proprie per governare questi aspetti.

La guida Uncitral

Pur tra le diverse difficoltà, nel 2004 è stato possibile arrivare alla stesura di una Guida legislativa sul regime dell’insolvenza da parte della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (Uncitral). Una cornice di norme a uso e consumo dei legislatori dei singoli stati nella quale sono indicati obiettivi principali e caratteristiche essenziali per un sistema di governo efficiente e moderno.

La direttiva europea

A livello di Unione europea c’è da ricordare la Raccomandazione della Commissione del 12 marzo 2014. In questa misura gli Stati membri sono stati invitati a adottare procedure preventive idonee a sostenere i debitori, qualora ci fossero dei presupposti validi di ripresa e ristrutturazione dell’attività. Una disciplina pensata per dare una nuova chance ai soggetti in stato di insolvenza, a esclusione dei casi di dolo o colpa grave. Nella Raccomandazione, l’esecutivo Ue invitava in sostanza gli Stati ad ammettere i debitori al beneficio della liberazione dai debiti entro tre anni dalla dichiarazione di insolvenza. In questo senso va la direttiva n. 2019/1023 di Parlamento europeo e Consiglio. La Direttiva si concentra sui quadri di ristrutturazione preventiva, sull’esdebitazione e sulle interdizioni, oltre che sulle misure per aumentare l’efficacia delle procedure che rendono possibile il ricorso a questi strumenti. Si tratta della prima direttiva che disciplina il tema della crisi d’impresa.

La disciplina dell’insolvenza trasnazionale

Altro tema importante affrontato dalle istituzioni internazionali è quello dell’insolvenza trasnazionale. È il caso di quelle società la cui organizzazione o distribuzione patrimoniale travalichi i limiti dell’ordinamento nazionale. È un fenomeno molto attuale, considerando la fluidità delle economie, tanto su scala europea che globale. Come governare allora le insolvenze, che tocchino sotto profili diversi territori giuridicamente non omogenei? Il quesito è ben presente alle istituzioni internazionali perché chiama in gioco la necessità di conciliare strumenti, discipline e procedure che possono essere anche molto diverse fra loro. Quel che confligge sono due principi fondamentali che dovrebbero governare il processo di armonizzazione delle procedure di composizione della crisi: da un lato la necessità di rendere universali le procedure, dall’altro il principio di territorialità rispetto alla disciplina della gestione dei beni e dei rapporti tra i vari soggetti.

La convenzione di Instanbul

Il risultato di questo percorso accidentato è stato un compromesso tra le suddette esigenze, universali da un lato e territoriali dall’altro. L’accordo di Instanbul conosciuto come Convenzione su alcuni aspetti internazionali del fallimento è stato un primo passo in tal senso. Elaborata dal Consiglio d’Europa e firmata a Instanbul a giugno 1989, ha introdotto il principio della universalità limitata. In pratica si stabilisce che un “fallimento” aperto nel luogo in cui l’impresa ha il center of mail interest (COMI) sia da considerarsi principale, ma produca effetti secondari che si espandono contestualmente in altri stati, in cui si aprono in sostanza “fallimenti” cosiddetti secondari.

La Convenzione comunitaria sulle procedure di insolvenza

Sulla scia della Convenzione di Instanbul si è proceduto poi con la Convenzione comunitaria sulle procedure di insolvenza, firmata a Bruxelles a novembre 1995. Il contenuto è stato poi recepito nel Regolamento del Consiglio sulle procedure di insolvenza, adottato nel 2000, entrato in vigore nel 2002. Due i capisaldi su cui si basa il regolamento, che ha consentito di comporre il principio dell’universalità con quello della territorialità: il primo è quello suddetto dell’universalità limitata. Il secondo si basa sul  riconoscimento automatico, in tutti gli stati, dell’apertura di procedure concorsuali assunte in uno di essi. Unico limite: l’ordine pubblico.

Il Regolamento 2015/848

Proseguendo l’excursus delle norme comunitarie, citiamo il Regolamento Ue 2015/848, entrato in vigore a giugno 2017 sulle procedure di insolvenza. Anche questo Regolamento si basa sul principio dell’universalità limitata, contemplando una procedura principale che produce automaticamente effetti in tutta l’Unione. In quest’ottica, le procedure secondarie, cioè territoriali, hanno come effetto di assicurare che i beni che si trovano nel territorio siano liquidati assicurando la tutela degli interessi locali. Si impedirà ad esempio che questi beni siano assunti e liquidati secondo le priorità individuate dallo stato in cui si ha il COMI, cioè dove si è aperta la procedura principale.

La territorialità cooperativa

Un’altra novità introdotta dal Regolamento 2015/848 è l’introduzione della territorialità cooperativa. Questo principio è stato introdotto per disciplinare i gruppi europei insolventi. Prendiamo il caso di una multinazionale strutturata in forma di gruppo: dall’eventuale insolvenza del gruppo non derivano procedure principali e secondarie, ma a procedure parallele coordinate. Il principio che il legislatore ha privilegiato in questi casi non è tanto quello economico-sostanziale, quanto quello giuridico-formale, affidato alla valutazione discrezionale degli organi coinvolti.

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