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Gli strumenti di allerta

Gli strumenti di allerta – La nuova disciplina dello stato di crisi di impresa definisce compiutamente due situazioni di difficoltà economico-finanziaria. Lo “stato di crisi” precede l’eventuale insolvenza del debitore: in questa fase è probabile che il dissesto si verifichi, mentre l’”insolvenza” è il momento in cui l’imprenditore non è in grado di adempiere alle obbligazioni. Nel caso dell’impresa, dunque, la situazione di crisi si manifesta a partire dal momento in cui i flussi di cassa non sono sufficienti a far fronte a obblighi contrattuali assunti in precedenza. Seguirà l’eventuale insolvenza, se l’inadempimento si concretizza o si palesano altri eventi esterni. È qui che entra in gioco il meccanismo di liquidazione. Vediamo quali sono le fasi precedenti

Aspetti soggettivi degli strumenti di allerta

Gli strumenti di allerta (artt. 12, 14, 15) sono espressamente disciplinati e si dividono in obblighi organizzativi a carico dell’imprenditore e obblighi di segnalazione a carico di altri soggetti. In quest’ultimo caso vengono chiamati in causa gli “organi di controllo societari, il revisore contabile e la società di revisione” (art. 14 cci). In particolare questi soggetti, “ciascuno nell’ambito delle proprie funzioni, hanno l’obbligo di verificare che l’organo amministrativo valuti costantemente, assumendo le conseguenti idonee iniziative, se l’assetto organizzativo dell’impresa è adeguato, se sussiste l’equilibrio economico finanziario e quale è il prevedibile andamento della gestione, nonché di segnalare immediatamente allo stesso organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi”, si legge ancora nella disciplina.

Agenzia delle Entrate, Inps e agente della riscossione

L’art. 15 del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza disciplina poi la condotta di Agenzia delle Entrate, Inps e agente della riscossione, prevedendo per loro “l’obbligo, per i primi due soggetti a pena di inefficacia del titolo di prelazione spettante sui crediti dei quali sono titolari, per il terzo a pena di inopponibilità del credito per spese ed oneri di riscossione, di dare avviso al debitore, all’indirizzo di posta elettronica certificata di cui siano in possesso, o, in mancanza, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento inviata all’indirizzo risultante dall’anagrafe tributaria, che la sua esposizione debitoria ha superato l’importo rilevante”. Intendendosi, in questo caso, il superamento di specifiche soglie indicate dalla legge stessa.

Le soglie dell’esposizione debitoria

In particolare:

1) per l’Agenzia delle Entrate si intende superato il limite ammesso per l’esposizione debitoria quando l’ammontare totale del debito scaduto e non versato per l’Iva, “risultante dalla comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche” sia superiore a 100mila euro, se il volume di affari risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente non sia superiore a un milione di euro. La soglia sale a 500mila nel caso in cui invece il volume di affari risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente non sia superiore a dieci milioni di euro. Il limite sale poi a un milione di euro se il volume di affari risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente sia superiore a dieci milioni di euro.

2) Per l’Inps, la legge prevede che la soglia di indebitamento si intende superata “quando il debitore sia in ritardo di oltre sei mesi nel versamento di contributi previdenziali di ammontare superiore alla metà di quelli dovuti nell’anno precedente”, in ogni caso sia oltre la soglia di 50mila euro.

  1. c) Per l’agente della riscossione, la legge prevede che la soglia si intenda superata “quando la sommatoria dei crediti affidati per la riscossione dopo la data di entrata in vigore del presente codice, autodichiarati o definitivamente accertati e scaduti da oltre novanta giorni superi, per le imprese individuali, la soglia di euro 500.000 e, per le imprese collettive, la soglia di euro 1.000.000”.

Gli obblighi organizzativi a carico dell’imprenditore    

Come abbiamo visto, dal punto di vista soggettivo, la legge riconosce gli strumenti di allerta a carico dell’imprenditore e di soggetti terzi all’impresa. È il codice civile a disciplinare gli obblighi a carico dell’imprenditore. In particolare l’art. 2086, nella sua forma revisionata, prevede che l’imprenditore, sia che operi in forma societaria che collettiva, abbia il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile “adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa”. In questo contesto, infatti, il legislatore riconosce all’assetto organizzativo adeguato la possibilità di rilevare tempestivamente l’eventuale insorgere dello stato di crisi, oltre che “della perdita della continuità aziendale”. All’imprenditore, poi, il compito di “attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.

Gli obblighi suddetti si applicano a tutti i tipi di società, ovvero alla società semplice, alla società per azioni e alla società a responsabilità limitata.

Gli indicatori della crisi

Gli indicatori della crisi sono squilibri reddituali, patrimoniali o finanziari misurabili a partire da determinate evidenze, elencate nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (art. 13). Gli squilibri sono “rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi”.

Gli indici elaborati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC), su delega del governo, ha elaborato dei parametri oggettivi necessari al completamento degli strumenti di allerta. Il lavoro del Consiglio è stato recepito nel documento “Gli indici dell’allerta ex art.13, co2 Codice della Crisi e dell’Insolvenza”.

Gli indici elaborati dal CNDCEC consentono una valutazione univoca dell’indizio di crisi. Prima l’imprenditore e poi gli organi di controllo potranno valutare le cause e individuare l’eventuale livello di crisi, che sia rilevante ai fini della segnalazione. In particolare questi indici sono sintetizzabili secondo due criteri.

Gli indici del CNDCEC

Vediamoli:

  • la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è verosimilmente in grado di ottenere;
  • l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi e i ritardi e rinvii reiterati dei pagamenti. In questi rientreranno i debiti per retribuzioni scaduti da almeno sessanta giorni, per un ammontare superiore alla metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni. E ancora: i debiti verso i fornitori scaduti da almeno 120 giorni, per ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti.

Importante da sapere che il superamento dei suddetti indici vale anche per l’accesso alle misure premiali.

Gli strumenti di allerta

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