Negli ultimi anni, il legislatore ha avvertito l’esigenza di intervenire sulla gestione della crisi di impresa. Il principale obiettivo è stato quello di facilitare la risoluzione della crisi, evitando le procedure concorsuali, che inevitabilmente comportano la definitiva conclusione dell’attività di impresa. In tal modo, si è inteso aiutare gli imprenditori, allo scopo di rafforzare l’economia generale.

Tale esigenza è divenuta ancora più avvertita a seguito dell’emergenza determinata dalla pandemia da Covid 19. Le chiusure, imposte per contenere la diffusione del virus, sono state causa della successiva crisi economica, che ha indotto molte attività al fallimento.

Nel luglio del 2022, è stato quindi pubblicato in Gazzetta ufficiale il c.d. Codice della Crisi di impresa, il D.Lgs. 17 giugno 2022, n. 83.
Il provvedimento ha introdotto alcune modifiche al codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, nella sua originaria formulazione.
Esso, dunque, consolida il doppio regime volto a disciplinare la crisi di impresa. Da un lato, resta in vigore la legge fallimentare, che disciplina le relative procedure, da altro, invece, prevede un nuovo sistema di composizione negoziata, per i ricorsi di debitori e creditori dal 15 luglio 2022.

Mediante la figura dell’esperto negoziatore, il quale provvede a porre in essere le trattative con i creditori dell’impresa. Tale attività è finalizzata a concludere un accordo, con il quale si prevede un piano di risanamento, che si realizza con la conclusione di negozi e accordi tra le parti.

2. Composizione negoziata della crisi di impresa

L’esperto negoziatore è la figura principale della composizione negoziata per la soluzione della crisi di impresa. Con ciò si fa riferimento al meccanismo di soluzione della crisi, ossia del dissesto dell’impresa. Consente di usufruire di sostegno utile a contenere gli effetti della crisi economico e finanziaria. 
E’ un sistema stragiudiziale, ove l’intervento dell’autorità giudiziaria è solo eventuale. E’ quindi un sistema più celere per giungere ad una risoluzione della crisi.

Tale istituto è stato introdotto con il D.L. 118/2021, sulla falsariga delle disposizioni previste dalla Direttiva (UE) 1023/2019 . La normativa comunitaria dispone che gli Stati membri possano introdurre dei sistemi di allerta precoce della crisi. In questo modo si è inteso indurre i debitori ad intervenire innanzi ai primi segnali del possibile dissesto.

La presenza di professionisti di supporto e servizi di consulenza pubblici e privati rende molto più agevole la consultazione con i creditori.
L’art. 2 del D.L. 118 prevede poi una molteplicità di strumenti. La novità principale attiene alla circostanza che tale sistema può essere adottato sia dagli imprenditori commerciali che agricoli.

Rientrano nella categoria degli imprenditori commerciali:
• industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
• intermediaria nella circolazione dei beni;
• di trasporto per terra, per acqua o per aria;
• altre attività ausiliarie delle precedenti;

Mentre l’imprenditore agricolo, disciplinato all’art. 2135 c.c., è colui che esercita una delle seguenti attività:
• coltivazione del fondo;
• selvicoltura;
• allevamento di animali;
• attività connesse alle precedenti.

2.1. Quando si procede alla composizione negoziata?
La disciplina normativa ha previsto la possibilità di accedere alla composizione negoziata della crisi di impresa quando si realizza la condizione dello squilibrio economico e finanziario.
Invero, l’adozione dei due termini non costituisce un’endiadi. Infatti, con squilibrio economico si realizza quando il patrimonio netto è costantemente in negativo. Mentre lo squilibrio finanziario è la conseguenza di quello economico. L’impresa, laddove versi in tale stato, trascorso un certo arco di tempo, non sarà in grado di produrre risorse finanziarie per far fronte all’obblighi assunti verso i creditori.
Ovviamente per accedere alla procedura, sarà necessario prima valutare lo stato in cui versa l’impresa. Il legislatore, con il D.L. 118 ha previsto uno specifico strumento per procedere alla valutazione dello stato di “salute” dell’impresa, ossia il test a disposizione sul sito del

Ministero della Giustizia.
Tramite suddetta operazione si procede ad una valutazione preliminare della complessità del risanamento. Tale valutazione tiene conto sia dell’entità del debito da ristrutturare, che dei flussi finanziari liberi, che possono essere impiegati.
Tale attività tiene conto dei dati di flusso a regime ordinario, ossia non si tiene in considerazione di eventuali circostanze eccezionali che possono aver influenzato l’andamento. I dati possono essere quelli correnti o quelli che invece derivano all’esito dell’iniziativa industriale in corso di attuazione o che l’imprenditore intende adottare in seguito.

2.2. Accesso alla procedura
L’accesso alla procedura è conseguente all’esito del Test di controllo. SI può presentare domanda laddove, dopo predetta valutazione, sia possibile ritenere che sussistano margini di risanamento. Dopodiché, si procede ad avviare la procedura di composizione negoziata alla crisi, dove partecipa la figura dell’esperto.
Invero, le modalità di accesso sono molto semplici. E’ possibile presentare domanda, indicando la relativa documentazione, accedendo al portale del Ministero della Giustizia, mediante impiego della credenziali Spid e della firma digitale.
Tale attività è compiuta dall’imprenditore, o dal suo rappresentante legale.

3. L’esperto negoziatore
Una volta avviata la procedura di accesso alla composizione negoziata, entra in gioco la figura dell’esperto negoziatore. Questa figura è una delle novità più interessanti della riforma introdotta.
Egli è quindi un professionista che affiancherà l’imprenditore nell’attività di negoziazione, per giungere ad un accordo con i creditori. E’ sicuramente una figura cardine nella composizione negoziata della crisi.
L’esperto ha un ruolo decisivo, al fine di evitare eventuali esiti negativi della negoziazione. La sua partecipazione consente di ottenere un supporto nelle attività indispensabili a tale operazione.
La nomina dell’esperto avviene tramite un’istanza al segretariato generale della camera di appartenenza. E’ presentata dall’imprenditore mediante la compilazione di un modello da inserire nella piattaforma telematica disposta dal ministero.

Vediamo, precisamente, quali sono le categorie che possono svolgere il ruolo dell’esperto in questo determinato settore.
2.1. L’esperto: elenco dei professioni
L’esperto deve essere selezionato in un elenco, a cui debbono iscriversi i professionisti. Tale elenco è tenuto presso la CCIAA del capoluogo di Regione e delle Provincie autonome di Trento e Bolzano, i soggetti aventi le seguenti caratteristiche:
1. gli iscritti da almeno 5 anni all’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili e
2. gli iscritti da almeno 5 anni all’albo degli avvocati che documentano di aver maturato precedenti esperienze nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d’impresa;
3. gli iscritti da almeno 5 anni all’albo dei consulenti del lavoro. Questi devono aver provato di avere concorso, almeno in 3 casi, alla conclusione di accordi di ristrutturazione dei debiti omologati o di accordi sottostanti a piani attestati o di avere concorso alla presentazione di concordati con continuità aziendale omologati;

All’elenco, invero, possono iscriversi anche coloro che non sono iscritti in albi professionali, purché abbiano provato di avere svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in imprese interessate da operazioni di ristrutturazione concluse con piani di risanamento attestati, accordi di ristrutturazione dei debiti e concordati preventivi con continuità aziendale omologati, nei confronti delle quali non sia stata successivamente pronunciata sentenza dichiarativa di fallimento o sentenza di accertamento dello stato di insolvenza.

Il Ministero della Giustizia ha poi offerto una serie di indicazioni per valutare la professionalità di coloro che richiedono l’iscrizione all’elenco. In particolare, possiamo, in via meramente esemplificativa, ricordare alcune delle competenze individuate dal Ministero:
– commissario giudiziale e commissario straordinario di grandi imprese in stato di insolvenza;
– gestore della crisi incaricato della ristrutturazione dell’impresa agricola
– advisor, anche legale, con incarico finalizzato alla predisposizione e presentazione di piani di risanamento attestati, di piani negli accordi di ristrutturazione dei debiti.

L’elenco in esame, invero, non è esaustivo, ma meramente indicativo delle competenze che possono essere assunte. Tuttavia, è opportuno sottolineare che non rientra in questo elenco individuato da Decreto Ministeriale, il:
– curatore fallimentare,
– liquidatore giudiziale,
– commissario liquidatore,
– consulente tecnico d’ufficio,
– professionista delegato alle vendite immobiliari,
– gestore della crisi da sovraindebitamento di imprese diverse da quelle agricole.

Dunque, non rientrano tra le competenze valutabili ai fini dell’iscrizione, tutte quelle attività a carattere giudiziale, che non comportano l’esercizio di attività stragiudiziali di risanamento.

3.2. Come avviene l’iscrizione all’elenco?
Evidenziate quelle che sono le competenze che l’esperto deve possedere ai fini dell’iscrizione, come si procede a tale operazione?
Invero, tale operazione è piuttosto semplice. Infatti, è necessario presentare un’apposita domanda a:
– ordini di appartenenza, ove si tratti di professionisti iscritti ad albo, come commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro;
– alla CCIAA del capoluogo di Regione e delle Province autonome di Trento e Bolzano, competente in base alla residenza.

In tale domanda dovranno essere allegati i seguenti documenti:
– che attestino il possesso dei requisiti;
– l’assolvimento agli oneri formativi;
– il curriculum vitae, da cui risultino le passate esperienze, da cui è possibile desumere una specifica competenza nell’attività di mediazione e negoziazione, di cui si terrà conto ai fini della nomina;
– la documentazione di supporto utile a dimostrare l’esperienza affermata.

Soprattutto per quanto riguarda i primi due punti, questi saranno attestati mediante autocertificazioni, come disciplinate agli artt. 46 e 47 del D.P.R. 445 del 2000.
Tale documentazione è oggetto di valutazione da parte dei rispettivi ordini. Si verifica, in primo luogo, la completezza della documentazione allegata, dunque la correttezza della domanda.

Dopodiché si provvederà a comunicare i nominativi dei professionisti, che abbiano superato tale valutazione, alla CCIAA del capoluogo di Regione o delle Proviene autonome di Trento e Bolzano. Questi ultimi provvederanno ad inserire i nominativi nell’elenco.
La domanda di iscrizione potrebbe esser respinta, ove non siano accertati i requisiti richiesti.
Tutti i provvedimenti disciplinari, soprattutto ove comportino la sospensione o cancellazione dagli albi professionali, dovranno essere immediatamente comunicati alla CCIAA, affinché provveda, in ordine alla proprie competenze.

4. La nomina dell’esperto
Con la presentazione della richiesta, si esaurisce il compito dell’imprenditore. Sarà poi di competenza della CCIAA del capoluogo di Regione procedere alla nomina dell’esperto. A tal fine viene costituita una commissione, ai sensi dell’art. 3 co. 6 del D.L. 118 del 2021. A tale organo prendono parte:

1) un magistrato designato dal Presidente della sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale del Capoluogo di Regione o della Provincia autonoma di Trento o di Bolzano, dove ha sede la CCIAA;
2) un membro nominato dal Presidente della CCIAA;
3) un membro nominato dal Prefetto del Capoluogo di Regione o della Provincia autonoma di Trento o Bolzano.

La procedura prevede, prima facie, la comunicazione dell’istanza al segretario generale. Successivamente, entro 2 giorni, egli è tenuto a comunicarla alla commissione. Tale operazione comporta anche la trasmissione di una relazione sintetica sullo stato attuale dell’impresa, il volume degli affari, il numero dei dipendenti e il settore in cui questa svolge la propria attività.

La commissione, entro i successivi 5 giorni, procede poi alla nomina dell’esperto, scegliendolo tra gli iscritti al predetto elenco. E’ necessario procedere ad una deliberazione a maggioranza, sotto la direzione del membro più anziano.
In tale operazione, devono essere rispettati i principi di trasparenza e rotazione nella nomina dell’esperto. Inoltre, è espressamente previsto che ciascun esperto non possa ricevere più di due incarichi contestualmente.

Devono, poi, essere adempiuti anche una serie di oneri attinenti alla pubblicità dell’operazione. Infatti, si dovrà provvedere alla pubblicazione sul sito della CCIAA della nomina e del curriculum vitae dell’esperto nominato.

4.1. Impossibilità per l’esperto di accettare l’incarico
La legge, poi, si occupa anche delle ipotesi in cui l’esperto non possa provvedere ad accettare l’incarico. In particolare, l’art. 4 del decreto in esame prevede un elenco di ipotesi che determinano impossibilità.
Invero, la normativa in esame in sostanza richiama le ipotesi di ineleggibilità previste dal codice civile, rispetto alla carica di sindaco. In tal senso, si rinvia dunque all’art. 2399 c.c., il quale prevede l’ineleggibilità per:
– per coloro che si trovano in una delle condizioni previste dall’art. 2382 c.c., quindi per i soggetti che sono: interdetti, inabilitati, falliti, o condannati a una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità a esercitare uffici direttivi;
– il coniuge, i parenti e gli affini entro il IV grado degli amministratori della società, gli amministratori, il coniuge, i parenti e gli affini entro il IV grado degli amministratori delle società da questa controllate, delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo;
– coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d’opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l’indipendenza.

L’art. 4 inoltre prevede anche ulteriori cause espresse, non contemplate dalla predetta disposizione che comportano ineleggibilità:
1. l’essere legato all’impresa o ad altre parti interessate all’operazione di risanamento da rapporti di natura personale o professionale;
2. il non aver prestato (nel caso di esperto facente parte di un’associazione professionale il divieto è esteso ai soci) negli ultimi 5 anni attività di lavoro subordinato o autonomo in favore dell’imprenditore né essere stati membri degli organi di amministrazione o controllo dell’impresa né aver posseduto partecipazioni in essa.
Laddove si verifichi una di queste condizioni, il nominato esperto deve rinunciare all’incarico. A tal fine provvederà a dare comunicazione dell’impossibilità all’autorità che ha provveduto alla nomina. Quest’ultima a sua volte procederà alla nomina di un nuovo esperto.

4.2. L’accettazione dell’incarico
Laddove, invece, non sussistano le condizioni per l’ineleggibilià, l’art. 4 prevede l’onere per l’esperto di provvedere a verificare la propria competenza e disponibilità. Ricordiamo, in tal sede, che l’esperto non può svolgere contemporaneamente più di due incarichi.
Egli provvederà entro due giorni dalla nomina a fornire la propria risposta all’imprenditore:
– gli comunica eventualmente l’accettazione;
– contestualmente deve indicare l’accettazione nella piattaforma.
Ove proceda ad accettare l’incarico, l’esperto non potrà intrattenere rapporti di natura professionale con l’imprenditore, se non sono decorsi almeno due anni dall’attività in questione.

5. Attività dell’esperto
L’esperto, nello svolgimento dell’attività di negoziazione, deve garantire l’indipendenza, la trasparenza e l’imparzialità della condotta. Tali obblighi sono posti in capo anche all’eventuale collaboratore di cui può avvalersi e che egli stesso provvederà a nominare.
Sia esperto che collaboratore, dunque, non possono mai essere legati all’impresa o altre parti coinvolte nella composizione negoziata da vincoli personale o professionali.
Successivamente all’accettazione dell’incarico, l’esperto provvede alla convocazione dell’imprenditore. In tal modo, egli procederà a valutare lo stato effettivo dell’impresa. A tal fine può chiedere le informazioni che risultano essere necessarie. In tal modo, stabilisce l’effettiva fattibilità del risanamento.

Egli non solo può reperire informazioni presso lo stesso imprenditore, ma anche a: l’orango di controllo e il revisore legale, laddove sia in carica.
Se, all’esito della valutazione, egli riterrà che sia possibile procedere al risanamento, provvederà a convocare le parti interessate. In tale sede enuncia la propria strategia e le azioni che intende intraprendere. A tale scopo fissa un calendario di riunioni ravvicinate.
Le parti convocate hanno a disposizione un termine di tre giorni dalla comunicazione della data della riunione per eccepire l’istanza per far valere l’assenza di indipendenza. Questa deve essere presentata al segretario generale della CCIAA, che provvede a informare la commissione sul punto.

Quest’ultima a sua volta provvede a verificare l’effettività delle motivazioni, anche a seguito di audizione dell’esperto. Laddove ritenga fondata l’istanza, la Commissione provvede a sostituire l’esperto.
Laddove, invece, l’esito dell’analisi condotta dall’esperto sia negativo, ossia dai colloqui effettuati con gli organi dell’impresa risulta che non sia possibile procedere al risanamento, provvede a comunicarlo sia all’imprenditore che al segretario generale della CCIAA.
Il segretario, alla luce della comunicazione provvederà ad archiviare l’istanza.

5.1. La durata dell’incarico
L’attività di negoziazione dell’esperto è sottoposto ad un termine conclusivo, come previsto dall’art. 5 co 7. Infatti, la norma dispone che tale attività deve essere conclusa entro e non oltre i 180 giorni dall’accettazione.
L’attività si considera automaticamente conclusa laddove, trascorso il predetto periodo di tempo, le parti non siano giunte ad un accordo, anche ove sia stata comunque presentata una proposta di accordo.
Ovviamente, tale termine decorre ab initio se si procede alla sostituzione dell’esperto, per effetto dell’istanza delle parti in causa. In questo caso, comunque si conteranno dalla nuova accettazione del secondo soggetto nominato.
Può anche eventualmente esser richiesta una dilazione del termine. Essa, tuttavia, è subordinata alla richiesta in accordo di tutte le parti interessate, previo consenso dello stesso esperto. In tal caso, la procedura di negoziazione proseguirà nella trattazione.
Tale dilazione, è prevista anche laddove l’imprenditore faccia richiesta delle misure protettrice, disciplinate nel successivo articolo 5.

5.2. La conclusione delle trattative
La procedura di composizione negoziata della crisi di impresa può concludersi anche con esito positivo. In tal caso la fase conclusiva presuppone la redazione da parte dell’esperto degli esiti delle trattative.
Dunque dopo le trattative possono aprirsi due scenari. All’esito delle stesse, le parti giungono ad un accordo nel termine di 180 giorni. Tale accordo, in genere, è attuato mediante una serie di accordi ulteriori, in genere contratti, con il quale si dispone con i creditori quali devono essere le modalità di pagamento dei crediti.
E’ altresì, possibile che, in luogo dei contratti, si concluda una convenzione moratoria. In tal sede, si può disporre anche una dilazione dei pagamenti o per fino la sospensione di azioni esecutive o conservative.
Le parti possono anche rinunciare ad azione revocatoria, tramite la conclusione di apposito contratto.
Proprio in tal fase si apre un piccolo spazio per l’intervento dell’autorità giudiziaria. L’imprenditore può infatti chiedere l’omologazione dell’accordo da parte del Tribunale. In questo caso trovano applicazione gli articoli in tema previsti dalla legge fallimentare, ossia artt. 182-bis, 182-septies e 182-novies.

In caso di accordo, si ricorda che i crediti esistenti sono ridotto al 60%.
Le trattative potrebbero, a contrario, comportare un esito negativo. In questo caso l’imprenditore può_
– proporre concordato semplificato di liquidazione del patrimonio:
– ricorrere alle ordinaria procedure concorsuali di risoluzione della crisi di impresa, previste dalla legge fallimentare.